La genealogia è la scienza che studia i legami di parentela tra le persone e si occupa di ricostruirli basandosi su documenti storici. Il lavoro del genealogista non è quindi un lavoro facile: egli deve passare al setaccio biblioteche e archivi e deve conoscere il latino e le vecchie forme dell’italiano, per poter facilmente interpretare e capire testi vecchi anni o secoli.

Al termine delle sue ricerche, il genealogista avrà la soddisfazione di aver ricostruito, per una o più famiglie, una genealogia precisa e dettagliata, che prende il nome di albero genealogico. L’albero genealogico è quindi un elenco, spesso disegnato sotto forma di grafico, da cui appunto il nome di albero, in cui sono riportati i nomi e i cognomi degli antenati di una famiglia.

La costruzione di un albero genealogico utilizza dei simboli convenzionali che sono uguali per tutti: le generazioni sono numerate con i numeri romani con le generazioni più anziane in alto e le più giovani in basso; nell’ambito di ogni generazione le persone sono numerate da sinistra verso destra, con numeri arabi. I fratelli sono di solito elencati in ordine di nascita con il più anziano verso sinistra.

Così ogni membro dell’albero genealogico può essere identificato facilmente da due numeri numero della generazione e il numero nell’ambito della stessa generazione.

Come osserva la studiosa Christiane Klapisch Zuber “L’albero ha servito durante i secoli a rappresentare quel grande corpo che è un lignaggio, una discendenza. Come l’albero, una famiglia nasce, si sviluppa, si ramifica, si secca. Le rappresentazioni della parentela hanno utilizzato fin da tempi molto antichi questa metafora che si è poi fissata in una immagine: l’albero genealogico”.

Come sostiene la grande psicanalista Anne Ancelin Schutzenberger , nel suo libro La sindrome degli antenati, è possibile superare paure apparentemente irrazionali, difficoltà psicologiche e persino fisiche scoprendo e cercando di comprendere i parallelismi tra la propria vita e quella dei propri avi.

Secondo l’autrice il lavoro sull’albero genealogico e gli studi relativi, possono aiutare a ricostruire passaggi significativi nella storia della famiglia e portare a una presa di coscienza di eventuali ripetizioni dei traumi del soggetto sofferente, ripercorrendo date ed eventi che permettono la ricerca di legami nascosti o inconsci.

E sicuramente si prova una grande emozione e senso di appartenenza a sapere di essere compresi nel più grande albero genealogico al mondo, che è appena stato realizzato da alcuni ricercatori americani.

Una ricerca basata su dati pubblici di migliaia di persone ha permesso di realizzare un albero genealogico di 13 milioni di persone, molto probabilmente il più grande mai realizzato. La genealogia va indietro fino a 11 generazioni e copre un periodo di circa 5 secoli, offrendo informazioni preziose su matrimoni, morti e dinamiche con cui si formano i rapporti di parentela nelle nostre società.

I ricercatori della Columbia University hanno analizzato 86 milioni di profili pubblici su Geni.com, uno dei siti web di genealogia collaborativa più grandi al mondo, in cui chiunque può inserire i propri dati anagrafici e quelli dei propri parenti, e i rispettivi gradi di parentela; in particolare, gli autori hanno usato la teoria matematica dei grafi per organizzare i dati. Tra una miriade di alberi genealogici di piccole dimensioni, è emerso così un singolo albero di 13 milioni di persone, circa la popolazione del Belgio, tanto per fare un confronto, che copre in media 11 generazioni.

“Abbiamo creato qualcosa di unico”, ha rilevato Yaniv Erlich, a capo della ricerca. Indica, che prima del 1750, la maggior parte degli americani trovava il coniuge entro 10 chilometri dal luogo di nascita, ma dopo il 1950, la distanza si è estesa a circa 100 chilometri. Inoltre, prima del 1850, ci si sposava più spesso fra cugini, rispetto a oggi. “In pratica è diventato più difficile trovare l’amore della propria vita”, scherza Erlich. L’albero mostra anche che le donne di Europa e Nord America, negli ultimi 300 anni, sono emigrate più degli uomini, ma questi ultimi si sono spostati più lontano.

“Da questi risultati – osservano Kaplanis e colleghi – ipotizziamo che i cambiamenti nei trasporti del XIX secolo non siano stati la causa principale della diminuzione della consanguineità. Piuttosto i nostri risultati suggeriscono che il mutamento di fattori culturali ha giocato un ruolo più importante nella recente riduzione della parentela genetica delle coppie nelle società occidentali”.