L’anoressia è un disturbo psichico che colpisce soprattutto ragazze adolescenti. La paziente ha un’immagine distorta del proprio corpo, si vede grassa, e perciò rifiuta il cibo, fino a non nutrirsi più normalmente.

La forma più diffusa è senza dubbio l’anoressia nervosa, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dal rifiuto del cibo, che nasce per la paura morbosa di ingrassare; la caparbia volontà di mantenersi sotto un peso normale, comunque percepito come eccessivo dall’anoressico, conduce allo sviluppo di una repulsione ossessiva nei confronti del cibo che dilaga fino a scatenare i sintomi fisici dell’anoressia conclamata: peso corporeo sotto i limiti di normalità (inferiore all’85% del peso ideale, BMI inferiore a 1,75 kg/m2), magrezza patologica, bassa temperatura corporea, bradicardia, fragilità di unghie e capelli, osteopenia, alopecia, riduzione del volume del seno, ipotensione, pelle secca, ritardi mestruali e amenorrea (ritardo di almeno tre cicli mestruali consecutivi).

L’anoressia nervosa (AN) ha uno dei più alti tassi di mortalità complessivi tra tutti i disturbi psichiatrici. Il rischio di morte è tre volte più alto rispetto alla depressione, alla schizofrenia o all’alcolismo e 12 volte più alto di quello presente nella popolazione generale.

I disturbi del comportamento alimentare compaiono in modo più frequente durante l’adolescenza o la prima età adulta, ma possono anche svilupparsi durante l’infanzia o in tarda età. Le donne e le ragazze hanno maggiori probabilità dei maschi di sviluppare un disturbo alimentare, ma anche i ragazzi e gli uomini possono presentarne di qualsiasi tipo.

L’evoluzione e gli esiti dell’anoressia nervosa sono estremamente variabili: in alcuni casi, ad un episodio di anoressia fa seguito una completa remissione; in altri, fasi di remissione, con recupero del peso corporeo, si alternano a fasi di riacutizzazione. Altri ancora presentano un’evoluzione cronica, con progressivo deterioramento nel corso degli anni.

Può rendersi persino necessario il ricovero in ambiente ospedaliero per il ripristino del peso corporeo o la correzione di squilibri elettrolitici. Tra i soggetti ricoverati presso strutture universitarie, la mortalità a lungo termine per anoressia nervosa è maggiore del 10%.

Una patologia quindi estremamente difficile da curare e trattare, soprattutto se non si è seguiti da specialisti, ma una ragazza inglese è riuscita a farcela anche grazie ai social.

Emelle Lewis, una studentessa di psicologia di Huddersfield, Gran Bretagna, aveva solo 15 anni quando l’ossessione per il cibo e per la forma fisica ha iniziato ha impossessarsi di lei e della sua mente. Si sentiva “grassa e brutta”.

Da lì all’anoressia il passo è stato breve. Prima ha iniziato con lo sport e con la dieta, poi ha proseguito mangiando sempre meno. Il suo corpo ha iniziato a perdere le forme, dimagrendo ed arrivando ad un risultato sicuramente diverso da quello che si era prefissata all’inizio. Emelle è arrivata a pesare 31 kg, con un corpo scheletrico ed una vita sempre più a rischio, tanto da essere ricoverata per ben sette volte senza risultati.

Poi per fortuna è arrivata la risalita. Ispirata dalle storie di altre ragazze che sono guarite dalla malattia e che hanno raccontato la loro rinascita su Instagram, Emelle è riuscita a trovare la forza di curarsi e di convincersi che lei la sua vita non voleva affatto buttarla.

Leggendo su Instagram le storie di altre ragazze che, come lei, sono entrate nel tunnel dell’anoressia, la 20enne ha chiesto alla mamma di trovarle un centro che la aiutasse a guarire. “E’ stato molto difficile, ma da quel momento qualcosa nella mia testa è cambiato”.

Ora che sta meglio, ha deciso di raccontare la sua storia per convincere le altre ragazze malate a riprendere in mano la propria vita. “Adesso sto bene con me stessa. Mi piace il mio corpo – ha raccontato la ragazza – Anche se per un po’ di tempo ho dovuto ignorare la mia mente. Sono una persona più forte di prima e vedo il mondo con occhi diversi. La vita è troppo breve, non sprecatela”.

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