Come tutti i maggiori colossi tecnologici, anche Apple negli ultimi mesi sta indirizzando molti sforzi, in termini di tempo e di denaro, a cercare di arrestare il dilagare delle fake news in rete e sulle principali piattaforme social.

Già lo scorso anno il ceo Tim Cook aveva chiesto la collaborazione dei leader mondiali, invitandoli ad attivarsi dal punto di vista legislativo. Per l’uomo, le fake news starebbero “ammazzando le menti delle persone”, presentando loro una realtà che, nei fatti, è inesistente. Necessaria, dunque, un’azione collettiva e di grande impatto che permetta di debellare quello che somiglia sempre più a un virus.

Inoltre Eddy Cue, Senior Vice President responsabile dei servizi internet di Cupertino, durante un’intervista alla Code/media Conference ha ribadito che bloccare le bufale e le fake news è un’operazione complicata, ma rientra nelle responsabilità delle aziende tecnologiche produttrici dei dispositivi usati per accedere alle notizie. Apple, ha aggiunto, sta studiando dei metodi per bloccarne la diffusione.

Nelle ultime ore, Apple ha deciso inoltre di ricorrere al pugno duro contro Alex Jones , il teorico del complotto autore del sito Infowars.

L’azienda ha rimosso da iTunes l’archivio completo di cinque dei sei podcast pubblicati dal presentatore americano e dai suoi collaboratori, inclusi “War Room” e “The Alex Jones Show”.

Alex Jones è uno dei più famosi complottisti statunitensi e nei suoi programmi radiofonici ha sostenuto quasi tutte le più famose teorie del complotto circolate negli ultimi anni specialmente negli ambienti di destra.

Fra queste ci sono quella del «genocidio dei bianchi» (da parte degli afroamericani) che sarebbe in corso e/o imminente e le «armi meteorologiche» che sarebbero in possesso dei «poteri forti».

Tra le altre cose, a Jones hanno fatto causa i genitori dei bambini morti nel massacro della scuola elementare di Sandy Hook, nel 2012: Jones ha sostenuto più volte che il massacro non sia mai esistito e che sia stata tutta una messa in scena.

Alcuni documentari da lui realizzati riguardano il totalitarismo e il cosiddetto “Nuovo ordine mondiale”, una visione complottista secondo cui l’economia e la politica occidentale sarebbero sotto il controllo di lobby economiche legate al settore finanziario e bancario.

Nel film Waking Life di Richard Linklater, del 2001, compare un suo discorso, in cui espone la tesi di una schiavitù di massa imposta dalle multinazionali.

A giugno ha poi sostenuto a più riprese che i democratici americani stessero preparando una guerra civile, da fa scoppiare nel giorno dell’Indipendenza, il 4 luglio.

Qualche giorno fa Spotify aveva già fatto lo stesso, eliminando tuttavia solo gli episodi più offensivi e non l’intero podcast.

Il mese scorso invece Facebook e YouTube hanno eliminato alcuni video di Jones, e Facebook ha sospeso Jones dalla sua piattaforma per 30 giorni.

La decisione di Apple è quindi probabilmente la più drastica presa finora, ma certamente non l’unica.

Ricordiamo che recentemente Whatsapp ha limitato la funzione ‘inoltra messaggio’. La celebre app di messaggistica, acquisita da Facebook nel 2014, ha deciso di limitare drasticamente il servizio di inoltro messaggi dopo che la circolazione di notizie false ha portato a casi di violenza in India. Gli utenti non potranno più inviare lo stesso messaggio a decine di altri utenti con un solo invio.

WhatsApp ha spiegato che gli utenti potranno inoltrare lo stesso messaggio a un numero massimo di 20 persone, un limite che in India si abbassa fino a cinque. Una riduzione più che sostanziale, se si pensa che il precedente limite di inoltro era a 250 contatti. Un numero abbassato oltre 10 volte.