Troppo presi dalle lotte per legalizzare le droghe leggere, oggigiorno si parla fin troppo poco di quelle pesanti, che pure uccidono o rovinano la vita a migliaia di persone ogni giorno, in ogni angolo del mondo.

L’estratto delle foglie di coca, meglio noto come cloridrato di cocaina, è la sostanza che si utilizza e commercializza che dà dipendenza ma non tolleranza. La cocaina ha l’aspetto di una polvere bianca e cristallina, per questo può essere chiamata anche neve.

La cocaina è una sostanza psicotropa che funge da stimolante ed eccitante del sistema nervoso centrale, oltre a essere anche un vasocostrittore e un anestetico. È un alcaloide derivato dalle foglie della Erythroxylum coca, nota come coca, pianta derivante e originaria del Perù, della Colombia e della Bolivia.

Tradizionalmente sniffata, tirata per il naso, e usata prevalentemente in ambienti intellettuali o elitari, negli ultimi anni nel mondo occidentale è “scesa nelle strade” diffondendosi anche tra le classi meno agiate. La sua assunzione è possibile anche per via endovenosa.

Soprattutto nell’ultimo caso, gli effetti sono molto più dirompenti e pericolosi dato che la dose raggiunge immediatamente il cervello, e possono portare alla morte per fibrillazione ventricolare e quindi arresto cardiaco, inoltre le impurità introdotte direttamente nel flusso sanguigno possono provocare setticemia e altre infezioni, le iniezioni ripetute danneggiano le vene provocando trombosi e ascessi, infine lo scambio di siringhe può essere veicolo di epatite e HIV.

Inoltre dovrebbe far riflettere che dopo la cannabis la cocaina rappresenta la droga più utilizzata. Talmente utilizzata che anche chi non la compra o usa materialmente può ritrovarsela sulle dita.

A dirlo una ricerca realizzata dall’Università del Surrey, secondo cui una persona su 10 sarebbe caratterizzata da presenze di tracce di cocaina o di eroina sulle proprie dita.

Nello specifico, i ricercatori hanno rilevato piccole quantità di sostante illegali sul 13% dei volontari che hanno preso parte a uno studio dopo aver dichiarato di non aver assunto nessun tipo di droga.

Stabilendo un valore di soglia, i ricercatori sono stati in grado di distinguere le impronte che avevano agenti contaminanti ambientali da quelle prodotte dopo un reale uso di droga, anche dopo il lavaggio delle mani.

Per testare la possibilità di trasferire droghe attraverso una stretta di mano, ai volontari che non assumevano droghe è stato chiesto di stringere la mano ad una persona che ne faceva uso. Dopo il contatto sono state prese le impronte digitali. Sebbene la cocaina e l’eroina possano essere trasferite con una stretta di mano, il valore di soglia stabilito ha permesso ai ricercatori di distinguere tra l’uso di droga e il trasferimento secondario.

Ciò accade in quanto “la cocaina è un contaminante ambientale molto comune” – così come afferma la dottoressa Melanie Bailey, docente di analisi forense all’Università del Surrey ed una delle autrici della ricerca.

Mahado Ismail, principale autore dello studio, ha dichiarato: “È chiaro che il test delle impronte digitali è il futuro dei test antidroga. Ci sono molti fattori che distinguono questo test: non è invasivo, è facile da prelevare e si ha l’abilità di identificare il “donatore” utilizzando il campione. Il nostro studio contribuirà ad aggiungere un altro robusto strato ai test antidroga delle impronte digitali”.