La dipendenza dai videogiochi è riconosciuta come problema di salute mentale, quello che viene distinto come disturbo di gioco o meglio la dipendenza da videogiochi, è stata ufficialmente elencata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come condizione di salute mentale. Basti pensare, come rivela il portale swissinfo.ch che solo in Svizzera ci sono circa 70.000 navigatori e utilizzatori di internet “problematici”, un numero stabile negli ultimi cinque anni che include giocatori seriali.

L’agenzia per la salute delle Nazioni Unite con base a Ginevra ha rilasciato lunedì l’undicesima edizione della sua classificazione internazionale delle malattie (ICD) che include adesso il disturbo da gioco condizionale. L’ICD è utilizzato dai professionisti di tutto il mondo per diagnosticare le condizioni di salute, intanto l’OMS descrive il disturbo del gioco come un modello di comportamento talmente grave che i videogiochi “hanno la precedenza su altri interessi e attività quotidiane“.

L’agenzia sanitaria afferma che gli studi suggeriscono come il disturbo del gioco interessi solo il 2-3% delle persone che si dedicano alle attività di gioco digitale o di videogiochi, ma avverte che le persone che amano i videogiochi “dovrebbero stare attenti alla quantità di tempo che dedicano alle attività di gioco, in particolare quando si tratta dell’esclusione di altre attività quotidiane, nonché a eventuali cambiamenti nella loro salute fisica, psicologica e sociale“.

Dipendenza da videogiochi e salute pubblica

Dipendenza da videogiochi e salute pubblica

L’agenzia delle Nazioni Unite per la salute ha dichiarato che classificare il “Disturbo da giochi” come una condizione separata “servirà ad uno scopo di salute pubblica affinché i paesi siano meglio preparati a identificare questo problema“.

Il Dr. Shekhar Saxena, direttore del dipartimento per la salute mentale dell’OMS, ha dichiarato che l’OMS ha accettato la proposta che il disturbo del gioco debba essere elencato come un nuovo problema basato su prove scientifiche, ed ha aggiunto oltre “la necessità e la domanda di trattamento in molte parti del mondo“.

La dott.ssa Joan Harvey, portavoce della British Psychological Society, ha detto che solo una minoranza di giocatori sarebbe stata colpita, fino ad oggi, dal disturbo e ha avvertito che la nuova designazione, come problema di salute mentale, potrebbe essere causa di preoccupazioni non necessarie per i genitori.

Le persone hanno bisogno di capire questo non significa che ogni bambino che trascorre ore nella loro stanza a giocare è una sorta di tossicodipendente, altrimenti i medici saranno inondati di richieste di aiuto“, ha puntualizzato la Harvey.

Alcuni paesi, come la Corea del Sud, hanno già identificato il disturbo del gioco come un importante problema di salute pubblica.  In Svizzera, circa l’1% della popolazione, o 70.000 persone di età pari o superiore a 15 anni, sono considerati “problematici“, lo scorso anno uno studio separato finanziato da Swisscom ha rilevato che l’8,5% dei giovani di 12-19 anni erano utenti Internet “problematici“. Tra gli utenti internet problematici primeggiano i videogiochi che sono ritenuti responsabili nel 13% dei casi di collegamento esterno.

Niels Weber, psicoterapeuta svizzero specializzato nel trattamento di adolescenti affetti da dipendenza da Internet, è stato lieto della nuova disposizione che in questo modo possa dare visibilità e riconoscimento a chi soffre di comportamenti problematici da videogiochi, ma ha anche avvertito dei rischi di stigmatizzare il fenomeno.

Scegliendo di classificarlo come una dipendenza e dandogli una caratteristica medica, rischiamo però di chiudere certe porte per le quali abbiamo avuto problemi ad aprire e che ha permesso ai giocatori in difficoltà di esprimersi“, ha sottolineato, proseguendo “Rischiamo di trovarci nella stessa situazione come con la cannabis, dove molti genitori non vogliono parlare della cannabis con i loro figli perché è un argomento tabù e temono che un giorno la possano provare. Allo stesso modo, rischiamo di cristallizzare le relazioni familiari con i videogiochi “.