Moltbot, assistente di intelligenza artificiale diventato virale e precedentemente noto come Clawdbot, sta guadagnando rapidamente popolarità nella Silicon Valley. Un numero crescente di utenti affida al sistema attività quotidiane e decisioni personali, nonostante le persistenti preoccupazioni legate alla gestione dei dati. Il fenomeno è rilevante perché evidenzia un nuovo livello di delega della vita digitale a sistemi automatizzati.

Dalla sperimentazione al cambio di identità
L’assistente ha iniziato a circolare online con il nome di Clawdbot, presentandosi come uno strumento capace di organizzare impegni, comunicazioni e scelte operative. Il rebranding in Moltbot ha accompagnato un’espansione delle funzionalità e una diffusione più ampia tra professionisti del settore tecnologico, in particolare nell’area della Baia di San Francisco.
L’adozione tra professionisti e startup
Secondo quanto riportato da Wired, Moltbot viene utilizzato per gestire agende, email, decisioni di lavoro e, in alcuni casi, aspetti personali. L’adozione è favorita dalla promessa di semplificazione e risparmio di tempo, elementi particolarmente apprezzati in ambienti ad alta intensità lavorativa come la Silicon Valley.
Le preoccupazioni sulla privacy
Nonostante il successo, restano interrogativi sul trattamento dei dati. Gli utenti concedono all’assistente accesso a informazioni sensibili, spesso senza una piena comprensione di come vengano archiviate o utilizzate. Esperti di sicurezza digitale sottolineano che l’affidamento esteso a sistemi AI comporta rischi, soprattutto in assenza di trasparenza sulle politiche di protezione dei dati.
Un segnale per il futuro dell’AI personale
Il caso Moltbot viene osservato come indicatore di una tendenza più ampia: l’integrazione profonda degli assistenti AI nella vita quotidiana. La sua rapida diffusione suggerisce che la comodità offerta da questi strumenti può prevalere sulle cautele, aprendo un dibattito su regolamentazione, responsabilità e limiti dell’automazione personale.
