Nelle ultime ore è arrivata una notizia che sta scuotendo la community dei videogiocatori e degli archivisti digitali: Myrient, uno dei più grandi archivi online dedicati alla preservazione dei videogiochi, chiuderà il 31 marzo 2026. In gioco non c’è solo un sito, ma oltre 390 terabyte di storia videoludica.

Cosa è successo davvero: l’annuncio ufficiale della chiusura
La comunicazione è arrivata attraverso il canale Telegram ufficiale della piattaforma. Il fondatore di Myrient ha spiegato che il progetto non è più sostenibile economicamente.
Le cause? Una combinazione che, nelle sue parole, è diventata ingestibile:
- Steam arriva sugli smartphone: test avviati per il gaming mobile
- Windows 11: Prestazioni di Gioco Potenziate nel 2026
- Conviene ancora acquistare un portatile da gaming nel 2025
- Donazioni insufficienti
- Costi di hosting in costante aumento
- Abuso dei download manager da parte di alcuni utenti
- Spese personali fuori controllo
Il dato che più colpisce è quello economico: il creatore del progetto ha dichiarato di coprire di tasca propria oltre 6.000 dollari al mese per mantenere online l’infrastruttura. Una cifra che, nel lungo periodo, rende impossibile continuare.
La chiusura è stata fissata per il 31 marzo 2026, lasciando alla community meno di un anno per trovare eventuali soluzioni alternative.
Perché Myrient è così importante per la storia dei videogiochi
Per chi non lo conoscesse, Myrient non è un semplice sito di download. È considerato uno dei più vasti archivi digitali dedicati alla preservazione del gaming, con centinaia di terabyte di dati tra ROM, immagini disco e materiali storici legati a console e sistemi ormai fuori produzione.
Parliamo di un patrimonio che documenta decenni di evoluzione tecnologica e culturale: dai primi sistemi a cartuccia fino alle piattaforme più recenti.
In un’epoca in cui molte software house chiudono store digitali e rimuovono titoli dal mercato, archivi come questo diventano spesso l’unica traccia rimasta di opere che rischiano di sparire.
La questione, quindi, non riguarda solo gli appassionati di retrogaming. Tocca un tema più ampio: la conservazione del patrimonio digitale.
La crisi dei costi e l’effetto “download massivi”
Il fondatore ha puntato il dito anche contro l’utilizzo improprio dei download manager. Alcuni utenti, sfruttando strumenti automatici, avrebbero saturato banda e risorse server, aumentando in modo significativo i costi operativi.
In parallelo, il contesto tecnologico globale non aiuta. I costi di storage e infrastruttura sono cresciuti negli ultimi anni, complice anche la volatilità del mercato dei chip e delle componenti hardware. Per chi gestisce archivi di queste dimensioni, ogni aumento si traduce in migliaia di dollari in più ogni mese.
Quando le donazioni non riescono a coprire le spese, il modello crolla.
Cosa cambia ora per utenti e settore
La chiusura di Myrient potrebbe avere conseguenze importanti:
- Riduzione dell’accesso a materiale storico non più distribuito ufficialmente
- Maggiore frammentazione degli archivi digitali
- Spostamento dei contenuti verso piattaforme meno strutturate o meno sicure
Per il mondo della preservazione videoludica è un segnale chiaro: mantenere online archivi di grandi dimensioni richiede risorse stabili e modelli sostenibili.
Il rischio concreto è che parte dei 390 TB possa non essere replicata altrove in tempo. Anche se la community si sta già mobilitando, trasferire e ospitare una mole simile di dati non è semplice né economico.
Cosa può succedere nei prossimi mesi
Da qui al marzo 2026 potrebbero aprirsi diversi scenari:
- Una campagna di donazioni straordinaria
- L’intervento di organizzazioni dedicate alla preservazione digitale
- La migrazione dell’archivio verso infrastrutture condivise
Al momento, però, non ci sono annunci di salvataggi ufficiali. La chiusura appare come una decisione sofferta ma definitiva.
Nelle prossime settimane sarà fondamentale capire se emergerà un progetto alternativo o se parte di questo enorme archivio verrà redistribuito in altre forme.
Una storia che riguarda tutti gli utenti digitali
La vicenda Myrient non è solo una notizia di nicchia. È il simbolo di una fragilità più ampia: nel mondo digitale, anche ciò che sembra eterno può sparire da un giorno all’altro.
Oltre 390 terabyte di memoria collettiva sono ora appesi a un filo. E nei prossimi mesi il destino di questo archivio diventerà un test per l’intero ecosistema della conservazione online.
La storia è in evoluzione. E potrebbe non essere finita qui.
