Le cellule staminali sono cellule primitive, non specializzate, dotate della capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo attraverso un processo denominato differenziamento cellulare.

Le cellule staminali hanno il potenziale di svilupparsi in molti dei tipi cellulari del corpo sia durante i primi mesi di vita dell’individuo sia durante la crescita. In aggiunta, durante tutta la vita dell’essere umano o animale, all’interno di molti tessuti fungono da sistema riparatore interno, con la capacità di replicarsi illimitatamente per rimpiazzare altre cellule danneggiate o morte. Quando una cellula staminale si divide, ciascuna nuova cellula originata da essa ha il potenziale sia di rimanere una cellula staminale progenitrice, sia di specializzarsi in qualsiasi altro tipo di cellula con una funzione specifica, come ad esempio una cellula muscolare, del sangue o del sistema nervoso.

Gli scienziati ritengono che ogni organo contenga un tipo specifico di cellula staminale. Per esempio, il nostro sangue viene formato da cellule staminali specifiche del sangue (anche dette cellule staminali ematopoietiche). Inoltre, esistono altre cellule staminali che sono presenti dai primi stadi dello sviluppo, e queste vengono chiamate cellule staminali embrionali.

Le cellule staminali sono state candidate da anni a diventare i “pezzi di ricambio” ideali per riparare gli organi danneggiati dall’una o dall’altra malattia. Tranne poche eccezioni, la maggior parte degli studi a questo riguardo sono però ancora in fase del tutto sperimentale, anche se i risultati diventano sempre più concreti quando si parla della cura di cancro e leucemia.

In molti tipi di tumore è stato dimostrato che il loro numero determina l’aggressività della malattia: con questa informazione si potranno quindi indirizzare meglio la diagnosi e la terapia. Altri ricercatori le utilizzano per riprodurre in laboratorio il tumore e sperimentare l’efficacia delle diverse cure. Altri ancora sperano di modificarle geneticamente per distruggere il tumore dall’interno. Inoltre sembra ormai chiaro che siano le staminali a dare origine, spesso a distanza di anni, alle recidive che possono colpire un paziente in cui il cancro , in un primo momento, sembrava del tutto estirpato.

I ricercatori stanno quindi studiando i meccanismi cellulari che distinguono le staminali del cancro da quelle che sostengono il normale ricambio di tessuti dell’organismo per colpirle in maniera mirata. In questo modo si potrebbe in futuro, almeno in teoria, curare tutti i tipi di tumori, indipendentemente dalle loro caratteristiche specifiche.

E proprio in queste ore sono stati pubblicati i risultati di un importante scoperta nell’ambito dei tumori, grazie alla sperimentazione proprio di staminali: è stato creato un vaccino a base di staminali pluripotenti indotte.

Esso scatena una forte risposta immunitaria contro il tumore del seno, dei polmoni e della pelle. A testarlo con successo nei topi, sono stati i ricercatori della Stanford University diretti da Joseph Wu.

Il prodotto è stato ottenuto riprogrammando e riportando a uno stadio ‘simil-embrionale’ cellule adulte.

Nello specifico, il nuovo vaccino anti-cancro ‘addestra’ il sistema immunitario a riconoscere diversi tipi di tumore in un colpo solo grazie a dei ‘tutor’ d’eccezione: sono le cellule staminali, che sulla superficie presentano molte proteine comuni anche ai tumori.

Sfruttate per questa straordinaria somiglianza col ‘nemico’, le staminali sono state irradiate (per impedirne la proliferazione) e poi sono state iniettate una volta alla settimana per un mese nei topi, a cui poi sono state impiantate delle cellule di tumore della mammella. Come risultato, sette topi su dieci hanno mostrato una riduzione delle dimensioni del tumore, e due in particolare lo hanno eliminato completamente, sopravvivendo per più di un anno. Effetti simili sono stati ottenuti anche per il cancro del polmone e della pelle.

I ricercatori sono convinti che, in futuro, la pelle o le cellule del sangue di un paziente possano essere riprogrammate in iPS e somministrate come vaccino antitumorale o come richiamo dopo la chirurgia, la chemioterapia o la radioterapia.

“Quello che ci ha sorpreso di più è stata l’efficacia del vaccino iPS nella riattivazione del sistema immunitario per colpire il cancro”, dice Joseph C. Wu. “Questo approccio può avere un potenziale clinico per prevenire la recidiva del tumore o per colpire le metastasi a distanza”, ha concluso.