Una parte dell’industria rifiuta l’uso dell’IA per difendere il lavoro creativo umano.
Nel mondo dei videogiochi l’intelligenza artificiale divide.
I grandi publisher investono in strumenti generativi per velocizzare produzione e ridurre costi.
Alcuni editori indipendenti, invece, scelgono la strada opposta.

Cosa cambia per la nicchia
Per gli sviluppatori indie la scelta è netta.
Secondo realtà come Hooded Horse, l’IA rischia di erodere il valore del lavoro creativo.
Non solo per motivi etici, ma anche pratici.
Gli strumenti disponibili oggi non offrono controlli chiari su dati, diritti e qualità finale.
Per piccoli team, questo significa esporsi a problemi legali e produttivi difficili da gestire.
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Cosa sapere subito
La critica non è contro la tecnologia in sé.
Il nodo è l’uso dell’IA generativa senza regole condivise.
Chi lavora in modo indipendente teme che diventi una scorciatoia per tagliare persone, non tempi.
Per molti studi, mantenere processi umani è una scelta di identità.
Vuol dire proteggere autori, artisti e programmatori.
E difendere la fiducia dei giocatori verso prodotti realmente originali.
Cosa succede ora
La frattura tra grandi publisher e scena indie è destinata ad ampliarsi.
Da una parte l’automazione spinta.
Dall’altra chi punta su modelli produttivi più lenti ma controllabili.
Nei prossimi mesi il tema entrerà sempre di più nel dibattito pubblico.
Soprattutto tra chi crea giochi con risorse limitate.
E deve decidere se l’IA è un aiuto o un rischio.
