Bielorussia, ecco cosa avviene nelle carceri ai manifestanti

Redazione

Il problema delle carceri è molto sentito anche nel nostro paese: nonostante gli istituti di pena debbano avere prioritariamente uno scopo di rieducazione e reinserimento del reo, la realtà è ben diversa.

Strutture vecchie e malandate, celle minuscole e troppo piene, spazi educativi inesistenti fanno sì che queste strutture non riescano a raggiungere il loro scopo, anzi.

Ma è una situazione che accomuna molti paesi del mondo, ed anzi in alcune zone le carceri sono trasformate in veri e propri lager.

Tanto incredibile quanto inquietante quello che arriva in queste ore dalla Bielorussia: le maggiori organizzazioni in difesa dei diritti umani stanno raccogliendo le prime testimonianze dei giovani imprigionati per aver partecipato alle manifestazioni contro la rielezione del presidente Lukashenko. 

Giorni interi senza cibo e acqua, in balia delle manganellate e delle violenze dei secondini, senza la possibilità di dormire e, per le ragazze, anche stupri di gruppo punitivi: questo quanto riservato ai manifestanti incarcerati e poi rilasciati dalle carceri bielorusse.

Bielorussia ecco cosa avviene nelle carceri ai manifestanti

Uno dei centri finito sotto la lente per le numerose violazioni dei diritti umani riferite dai testimoni è il Centro di Isolamento di via Akrestsin a Minsk, dove sono stati rinchiusi la maggior parte dei manifestanti. 

Amnesty International ha detto che i resoconti suggeriscono “torture diffuse”.

Alcuni dei manifestanti rilasciati hanno condiviso immagini sull’app di messaggistica Nexta che mostravano i loro corpi gonfi e contusi, con le lesioni che sarebbero state causate dalla polizia.

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