Ecco i motivi per smettere di prescrivere la vitamina D per le ossa

Redazione

Quali sono i reali motivi per smettere di prescrivere la vitamina D per le ossa.

Ci sono poche ragioni per continuare a prescrivere la vitamina D per la salute delle ossa, perché in realtà non previene le fratture o migliora la densità ossea.

Gli autori di una grande meta-analisi pubblicata su Lancet Diabetes and Endocrinology rivelano che i loro risultati mostrerebbero come la “supplementazione” di vitamina D ha poca giustificazione, tranne in rari casi di rachitismo o osteomalacia in cui l’esposizione alla luce solare è un fattore importante.

Dall’ultima importante revisione del 2014, sono stati pubblicati oltre 30 studi randomizzati e controllati sulla salute delle ossa e sulla vitamina D, che hanno quasi raddoppiato la base di informazioni sulle evidenze disponibili.

I nostri risultati suggeriscono che l’integrazione di vitamina D non previene fratture,cadute o ha effetti clinicamente significativi sulla densità minerale ossea“, affermano i ricercatori, guidati dal dott. Mark Bolland, dell’Università di Auckland, in Nuova Zelanda.

Non c’erano differenze tra gli effetti delle dosi più alte e più basse di vitamina D. C’è poca giustificazione dunque nell’utilizzare gli integratori di vitamina D per mantenere o migliorare la salute muscolo-scheletrica. Le linee guida dovrebbero riflettere questo.

Ecco cinque ragioni principali per smettere di raccomandare la vitamina D come mezzo per migliorare la salute delle ossa:

  1. Questa è la più grande meta-analisi fino ad oggi, che combina i dati di 81 studi randomizzati controllati, coinvolgendo più 53.500 partecipanti, con più della metà degli studi che prevedono il dosaggio giornaliero.
  2. È stato dimostrato che la supplementazione di vitamina D non ha alcun effetto sulle fratture in generale sulle fratture dell’anca o sulle cadute.
  3. Per gli esiti della densità minerale ossea, le differenze tra i gruppi erano 0,25% per la colonna lombare, 0,76% per il collo del femore e 0,13% per il totale del corpo, nessuna delle quali era clinicamente rilevante.
  4. Oltre il 90% degli studi riportava il raggiungimento di concentrazioni di 25-idrossivitamina D pari o superiori a 50nmol / L e il 58% riportava concentrazioni di 75nmol / L o più.
  5. Il dottor Bolland e i suoi colleghi sono dei leader nel campo della meta-analisi e hanno avuto grande cura nell’analizzare i dati in ogni modo possibile.

E i benefici extra-scheletrici della vitamina D?

Secondo l’autore, il professor Chris Gallagher, della Creighton University negli Stati Uniti, questi risultati arriveranno presto, con studi su quasi 100.000 partecipanti attualmente inglobati in studi randomizzati e controllati sull’integrazione di vitamina D produrranno un nuovo rapporto entro tre anni.

Non vedo l’ora che quegli studi ci diano l’ultima parola sulla vitamina D“, ha concluso il professor Gallagher.

Ma la ricerca conclude anche che gli integratori di vitamina D sono utili, come detto, nella prevenzione di condizioni rare come il rachitismo e l’osteomalacia in gruppi ad alto rischio. C’è comunque un dibattito in corso che dice che lo studio sarebbe inconcludente. 

Il rapporto includeva tutti gli studi disponibili sulla vitamina D, ma tali studi includevano troppi pochi partecipanti, utilizzavano una dose insufficiente di vitamina D e avevano una durata insufficiente del trattamento“, ha affermato il dott. Robert Clarke, professore di epidemiologia e salute pubblica presso l’Università di Oxford.

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