Claudio Pinti, arriva la condanna per l’Untore di Ancona

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Purtroppo, quando si hanno malattie contagiose, può capitare di trasmettere il proprio virus e la propria patologia perché, quando lo si scopre, magari si sono già avuto rapporti non protetti.
Ma la storia che ha per protagonista Claudio Pinti è terribile perché l’uomo, un camionista di Ancona, sapeva bene di essere malato, e non di un virus qualsiasi: Pinti è sierepositivo e consapevolmente ha scelto di avere rapporti non protetti con numerose donne.

Il 35 enne, tra le varie donne con cui ha avuto storie o solamente incontri sessuali, consapevolmente contagiò anche l’allora compagna, poi morta nel giugno 2017 e un’altra 40enne con cui aveva una relazione.

Proprio per queste due accusa, in queste ore è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di carcere. Il giudice ha inoltre riconosciuto alle varie parti offese complessivamente 525mila euro di provvisionali di risarcimento mentre la quantificazione completa dei danni verrà valutata in sede civile. In tutto le parti civili hanno chiesto oltre 7,5 milioni di euro.

Definito dai media come l’Untore di Ancora, il 35 enne ha sempre rinnegato la gravità della sua malattia e agli inquirenti aveva raccontato di aver avuto circa 200 rapporti sessuali, anche non protetti, con donne e uomini provenienti da tutta Italia, contattati su chat e social network.

La difesa dell’imputato, attualmente ricoverato in ospedale e scortato in aula dalla penitenziaria, valuterà il ricorso in appello.

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