West Nile, continua ad aumentare il numero dei contagiati

Redazione

Negli ultimi mesi abbiamo parlato più volte di questo virus e, nonostante gli esperti continuano a rassicurare sulla reale portata di un’infezione che, tutto sommato, nella stragrande maggioranza dei casi si risolve da se e ha sintomi simili alle affezioni parainfluenzali, nella realtà ha mietuto già delle vittime e continua a diffondersi.

Parliamo naturalmente del virus West Nile: questa estate sono stati registrati ben 255 casi in Italia. Questo quanto evidenziato dall’ultimo bollettino di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità che ha registrato inoltre un record di casi nei mesi di luglio e agosto, mai così tanti dal 2012. Dei 255 totali, ben 103 hanno manifestato sintomi neuro-invasivi con 10 decessi.

L’ultimo proprio in queste ore, con una donna morta a Mantova. La vittima, Eda Taffurelli di 77 anni, era stata punta da una zanzara killer vicino alla propria abitazione a Castelletto Borgo e, dopo aver cominciato a sentirsi male la settimana precedente a Ferragosto, era stata ricoverata in ospedale.

Il 14 agosto scorso era giunta la diagnosi di West Nile con il virus che aveva già attaccato il cervello sino a indurla in coma dopo breve tempo, situazione dalla quale la donna non si è più ripresa, morendo dopo 15 giorni di incubazione.

Naturalmente, lungo lo stivale, ci sono regioni e zone molto più colpite delle altre.

Dalla Lombardia dall’inizio del 2018 ad oggi sono pervenute 22 segnalazioni: 20 hanno riguardato cittadini residenti nel territorio di ATS Valpadana (7), ATS Brescia (5), ATS Pavia (2) e ATS Citta’ Metropolitana (4), mentre 2 sono positività’ risultate dal controllo su donatori di sangue. La prima segnalazione è del mese di maggio cui sono seguite 1 a giugno, 2 a luglio e le restanti nel mese di agosto.

Il virus, inoltre, non dà tregua a Legnago, dove è stato registrato il quarto caso di febbre del «Nilo occidentale» nell’arco di una decina di giorni. Ad essere colpita anche una trentenne incinta che vive alla periferia di Porto, zona frequentata da altri due infettati: ha manifestato i classici sintomi della patologia, ovvero febbre alta e mal di testa. La futura mamma, quindi, si è sottoposta ad un accertamento all’ospedale «Mater salutis».

Sono stati accertati due casi anche in provincia di Oristano: il virus ha colpito due persone anziane: un uomo di 84 anni originario di Tramatza e uno di 72 che vive nella penisola, ma trascorre molto tempo nel Terralbese. I due sono stati ricoverati all’ospedale San Martino a metà agosto con sintomi riconducibili alla West Nile Disease.

Entrambi, come è stato appurato dall’indagine epidemiologica condotta dai medici del Servizio di Igiene Pubblica della Assl di Oristano, hanno contratto il virus attraverso la puntura di zanzara, insetto vettore, capace cioè di trasmettere la malattia da animali infetti (uccelli migratori o stanziali) all’uomo.

La zona più colpita rimane però il Veneto, dove sono 105 i casi confermati, dei quali 34 evoluti nella forma neuroinvasiva, con 5 decessi, tutti avvenuti in persone anziane o con gravi patologie pregresse.

Sottolineiamo comunque che anche altri paesi europei stanno affrontando la stessa problematica. Secondo gli ultimi dati ufficiali, al 16 agosto nell’Unione europea sono stati segnalati 273 casi umani di infezione da West Nile: 75 in Grecia, 123 in Italia, 31 Romania, 39 in Ungheria, 3 in Francia e 2 in Croazia. Sono stati inoltre segnalati 128 casi umani nei paesi limitrofi.

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