In fondo si sapeva: lo sapevano tutti, lo sapeva anche Berlusconi, lo sapevano anche i suoi avvocati. Ma l’ennesimo schiaffo giudiziario è arrivato anche dalla Corte di Strasburgo.
La Corte europea ha deciso di respingere la richiesta di stop della pena del Presidente di Forza Italia. E non poteva essere altrimenti.
Le piroette giuridiche dell’avvocato Ana Palacio, difensore dell’ex Cavaliere, non sono state sufficienti a convincere il giudice competente, il quale ha decretato che la richiesta dello stralcio della pena non poteva essere accolta.
- Silvio Berlusconi appiana le divergenze con Veronica
- Silvio Berlusconi pagherà 90mila euro a Di Pietro
- Silvio Berlusconi dovrà sborsare per la sua ex moglie 1,4 milioni al mese
Il problema è la cosiddetta regola 39, la quale sancisce che la pena non va irrogata in presenza di determinate violazioni, pesanti, dei diritti umani sanciti dalla Convenzione europea dei diritti umani.
Quali fossero questi diritti umani negati, lo sa solo l’avvocato Palacio e qualche sodale irriducibile del buon Silvio, dal momento che la regola si applica solo nei casi estremi di pericolo di morte o rischio di incolumità fisica.
