La giustizia ha i suoi tempi ma alla fine arriva inesorabile a ristabilire i giusti equilibri ed a certificare quello che già in molti sospettavano e sostenevano fin dal primo momento: Carola Rackete non doveva essere arrestata.
Nelle scorse ore la Cassazione ha infatti respinto il ricorso della Procura di Agrigento contro la liberazione della Rackete, avvenuta il 2 luglio.
La comandante della nave Sea Watch 3, approdata a Lampedusa forzando un posto di blocco, era stata arrestata con l’accusa di violazione del decreto Sicurezza bis e del codice della navigazione e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“È incredibile l’ingiustizia in Italia. Si ritiene che una signorina tedesca, che ha rischiato di uccidere dei militari italiani, non debba essere processata.
E invece si vuole processare un ministro che ha difeso i confini del suo Paese”, il commento a caldo di Matteo Salvini, che a luglio era ministro dell’interno e che si era speso personalmente per favorire il fermo della capitana.
La Rackete su Twitter ha invece commentato: “Nessuno dovrebbe esser perseguito per aver aiutato persone in difficoltà.
La Corte ha confermato che non mi avrebbero dovuto arrestare per aver salvato delle vite. Si tratta di un verdetto importante per tutti gli operatori umanitari”.
