La Cina fa da traino ai mercati globali

La Cina fa da traino ai mercati globali

Nonostante le Borse di Shanghai e Shenzhen all’inizio del 2018 avessero fatto registrare un calo del 25%, nel terzo trimestre, non solo ha recuperato ma è cresciuta del 6,5%, al punto che la Cina oggi fa addirittura da traino ai mercati globali.

Sta cambiando profondamente qualcosa in Cina, pure se non sembra, perché siamo abituati a vedere e considerare la Cina come un monolito, un blocco autoritario unico che non lascia spazio a libertà e democrazia. E in buona parte è ancora così.
Una mentalità non può cambiare da un momento all’altro, anche se c’è la globalizzazione, anche se l’ideologia comunista appare sempre più vetusta e inadeguata a percorrere le vie tortuose verso la libertà e l’emancipazione delle persone.

Troppa arretratezza, troppa inconciliabile differenza con i parametri fondamentali della democrazia e della libertà soprattutto sul versante dei diritti umani. Eppure con la Cina facciamo i conti quotidianamente a ogni livello: politico, di rapporti economici e commerciale. Non solo. Una parte consistente della popolazione cinese negli ultimi decenni si è spostata in Europa, e anche nella nostra nazione.

Pochi problemi di convivenza in realtà; eppure una sottile diffidenza di fondo unita a una certa tolleranza nei confronti delle comunità cinesi, non fosse altro per il fatto che i problemi gli orientali se li vedono al loro interno, senza far sentire la presenza o il peso della comunità, e dei singoli, più di tanto.

Ma l’economia, intanto? Che cosa dire dell’economia di questo gigante mondiale che si avvia a grandi passi verso i due miliardi di abitanti? L’economia cresce, e cresce il prodotto interno lordo, ma negli ultimi tempi non a livello che ci si sarebbe aspettati. Le autorità centrali si adoperano quotidianamente per rassicurare i mercati sul fatto che la Cina ha fondamentalmente un’economia sana; e con tutta probabilità è proprio così; tuttavia, all’interno di questo gigante macroeconomico e geografico, esistono contraddizioni enormi, insospettabili per alcuni versi.

Ad esempio, com’è possibile che in un regime comunista a tutto tondo, o presunto tale, esistano i miliardari? E com’è possibile che questi miliardari siano in aumento? E com’è possibile che ci siano più miliardari qui che in altre parti del mondo? Belle domande. La prima cosa che viene in mente, è che forse questo non sia proprio un regime comunista a tutto tondo, come viene dipinto.

Al suo interno non sono tutti uguali, sia da un punto di vista sociale che da un punto di vista economico.

Quest’anno c’è stata una crescita economica solida nelle Americhe e parzialmente in Europa, tuttavia sono stati i ricchi asiatici, specialmente quelli cinesi, a fare la differenza. Nell’anno passato il patrimonio dei miliardari a livello globale ha registrato il più grande aumento di tutti i tempi, addirittura del 19%, arrivando a quota 8.900 miliardi di dollari. Questo smisurato patrimonio viene suddiviso, rispetto alla massa mondiale, fra poco più di duemila persone.

Ebbene la prevalenza di super-ricchi ce l’ha proprio la Cina. I miliardari cinesi hanno registrato un incremento del proprio patrimonio del 39%, pari a 1.120 miliardi di dollari. Questo vuol dire non solo che il regime non è poi più tanto regime, ma che qualche cosa di profondo sta accadendo nel Paese dei Mandarini.

Se teniamo conto del fatto che, anche sotto il profilo tecnologico, la stessa Cina sta conquistano i mercati internazionali, è agevole pensare che in maniera corrispondente i leader di queste imprese possano vedere aumentati i propri patrimoni in maniera corrispondente.

Non solo. Di là del settore elettronico e digitale, si possono ordinare online una marea di prodotti della più varia natura dal grande Paese dell’estremo oriente. E anche la tipologia degli oggetti che arrivano solitamente a costi minori, varia.

Ne esistono di qualità scarsa, media ed eccellente. Per cui non è vero l’assunto che la qualità dei prodotti fabbricati in Cina è sempre inferiore. E’ vero invece l’altro assunto: il costo della mano d’opera è così basso, che i prezzi dei prodotti giungono da noi in termini davvero concorrenziali.

foto@Flickr

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