Selfie ad alta quota, donna muore a Panama

Selfie ad alta quota donna muore a Panama

Da quando è stata inventata, la fotografia è sempre stata tra le arti più ammirate ed amate.

Fino a qualche decennio fa solo in pochissimi potevano permettersi un dispositivo dalle alte prestazioni, mentre tutti i comuni mortali dovevano accontentarsi di scatti sfocati, bei scatti fatti per caso, Polaroid che immortalavano momenti da mostrare orgogliosi ai nipoti.

Poi è arrivata l’era degli smartphone e tutto è cambiato di colpo: fotocamere sempre più potenti, capaci di modificare in tempo reale ogni inquadratura e aspetto, e di colpo siamo diventati tutti grandi fotografi.

Migliaia di scatti hanno cominciato ad affollare le gallerie fotografiche dei nostri device mobili: prima di vivere un momento, vedere un tramonto o gustare un piatto gourmet si sente l’esigenza di renderlo “immortale” in uno scatto da condividere via social.

I soggetti più svariati sono i protagonisti degli scatti dei fotoamatori di tutto il mondo, ma c’è un soggetto che stravince su tutti: se stessi.

La parola Selfie è entrata nel vocabolario più popolare italiano, lo Zingarelli 2015 ed oggi sui social più famosi sono proprio gli autoscatti i più presenti.

E poco importa che il corpo, attraverso la pratica del selfie, si sta trasformando in un oggetto da controllare, in un’immagine bidimensionale dalla quale si possono eliminare le imperfezioni, non importa se con il fotoritocco o con la chirurgia estetica: l’importante è lo scatto perfetto, quello in cui ci si mostra al massimo di se, quello che riesce a catturare più like possibili.

La pratica dei selfie, da strumento divertente per costruire la propria identità individuale e sociale, per molti, troppi, soprattutto adolescenti ma non solo, può trasformarsi in una vera e propria compulsione.

Decine di scatti in sequenza, nella stessa posa, per catturare lo scatto perfetto, e la ricerca ossessiva del luogo nuovo, più strano, più estremo, per differenziarsi dagli altri.

Ed è così che i selfie sono diventati anche una nuova, incredibile, causa di morte.

Nel mondo tra il 2011 e il 2017 ci sono stati infatti almeno 259 ‘morti per selfie’, persone cioè che hanno perso la vita per incidenti mentre cercavano di scattarsi una foto ‘estrema’.

A svelare l’incredibile numero è stato uno studio pubblicato dal Journal of Family Medicine and Primary Care dell’All India Institute of Medical Sciences.

La maggior parte delle persone, 70, è morta per annegamento, mentre la seconda causa più frequente è risultato l’incidente con un mezzo di trasporto, in maggioranza dovuto a persone che scattavano selfie vicino a treni. Fra le altre cause di morte segnalate ci sono cadute, incendi, scosse elettriche e persino, in otto casi, animali.

Statisticamente parlando, la ricerca mostra come le 259 morti sono relative a 137 incidenti (quindi più morti per selfie), l’età media è di quasi 23 anni e il 72,5% dei morti era di sesso maschile. Gli Stati più “sfortunati” sono, in ordine, India, Russia, Stati Uniti e Pakistan.

Ed il problema è certamente sottostimato, se si considera anche il numero di persone che ogni giorno, nel mondo, rimangono ferite anche gravemente o riportano danni permanenti.

L’ultima storia, tanto terribile quanto incredibile,  arriva in queste ore dal Nevada.

La protagonista è una donna, una madre di due figli, di origine portoghese, che è andata incontro a una terrificante morte probabilmente a causa di un colpo di vento: la donna ha perso l’equilibrio ed è caduta nel vuoto.

La sfortunata mamma si era seduta sulla ringhiera di un balcone al 27esimo piano per farsi un selfie, forse per riprendere il panorama della città alle sue spalle.

Il tutto, per un triste scherzo del destino, è stato immortalato per puro caso in un video che è subito diventato virale ed è stato condiviso da tutti i media.

La tragedia è avvenuta nel quartiere residenziale di Cangrejo, dove poco dopo sono arrivate le autorità che purtroppo non hanno potuto fare altro che confermare l’incidente attraverso un tweet in cui hanno invitato tutti a “non rischiare la vita per un selfie. E’ più importante perdere un minuto nella vita che la tua vita in un minuto”.

E noi non possiamo che porci un interrogativo: è sensato rischiare la propria vita per uno scatto che magari verrà guardato solo superficialmente dagli altri?

Un interrogativo che si fa ancora più pregnante se si pensa che, negli ultimi mesi, anche nel nostro paese, si sta diffondendo il cosiddetto “Daredevil Selfie”, una pericolosa moda che sta contagiando sempre più giovani.

Su un tetto, sui binari del treno, alla guida: rischiare la vita per un semplice autoscatto col cellulare, per immortalare in un fermo immagine quel momento di pura adrenalina.

I dati sono decisamente allarmanti: il 13% ha provato almeno una volta a farsi un selfie in situazioni poco sicure. Tra questi, l’11% ha anche confessato di aver avuto imprevisti che hanno messo a repentaglio la propria vita. Qualcuno lo ha fatto scientemente: il 18% per provare sensazioni forti, l’8% per sentirsi grande di fronte agli amici. Ma non sempre la scelta è ponderata: per il 63% non c’è stato bisogno di una motivazione particolare; si fa e basta.

Il 26% ha provato a fare un selfie estremo mentre era alla guida del motorino, della bicicletta o addirittura in macchina. Un altro 25% ha preferito provare la sensazione del salto nel vuoto, salendo su un edificio o sporgendosi da un dirupo. Mentre il 14% ha scelto una stazione ferroviaria o la fermata della metropolitana. E non importa che 1 su 3, a conti fatti, ha avuto paura. Perché l’85% lo rifarebbe.

Perché rischiare la vita davanti a un obiettivo?

La risposta più intuitiva è il bisogno di trasgressione, la voglia di sfidare l’adulto e di mettersi alla prova, ma la riposta esatta è drammaticamente più “banale”: per i nativi digitali l’essere è farsi vedere, è trovare visibilità in un mondo fatto di immagini, è diventare popolari nella piazza virtuale.

Poco importa, quindi, che per uscire dell’anonimato e dalla monotonia dell’esistenza quotidiana si vada incontro alla morte.

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