Mentre tutto il mondo guarda i capolavori dello Studio Ghibli comodamente su Netflix o Max, nel loro Paese d’origine la strategia è opposta. Nippon TV ha confermato che non ci sono piani per portare questi classici sulle piattaforme digitali giapponesi.

Chi è coinvolto e cosa succede
La decisione nasce da una precisa strategia congiunta tra lo Studio Ghibli e Nippon TV, la storica emittente televisiva giapponese che ha recentemente acquisito una quota di maggioranza dello studio cinematografico. Il presidente di Nippon TV, Hiroyuki Fukuda, ha dichiarato ufficialmente in conferenza stampa che i film d’animazione più amati non verranno pubblicati su alcuna piattaforma Video-on-Demand (VoD) locale.
Questo blocco non risparmia nemmeno Hulu Japan, servizio di streaming che appartiene alla stessa Nippon TV. Di fatto, l’accordo blinda i diritti digitali all’interno dei confini nipponici, creando un paradosso unico nel panorama dell’intrattenimento contemporaneo.
La tradizione della TV lineare contro lo streaming
Il motivo di questa scelta, in netta controtendenza con l’andamento del mercato globale, risiede nella volontà di preservare un vero e proprio rituale culturale. In Giappone, le opere dello Studio Ghibli vengono trasmesse regolarmente all’interno di “Friday Roadshow”, uno storico programma del venerdì sera di Nippon TV.
Secondo i vertici dell’emittente, l’appuntamento televisivo tradizionale mantiene un valore sociale e un impatto emotivo che lo streaming on-demand rischierebbe di diluire. La trasmissione periodica in chiaro viene considerata un evento collettivo capace di unire intere generazioni davanti allo schermo nello stesso momento.
Cosa significa per gli utenti e il mercato
Per gli utenti internazionali e gli abbonati italiani non cambia nulla: il catalogo Ghibli resta regolarmente accessibile su Netflix (e su Max in Nord America). L’impatto culturale e pratico si concentra esclusivamente sul pubblico giapponese, che per vedere Il mio vicino Totoro o La città incantata deve affidarsi ai palinsesti televisivi o ai supporti fisici.
Fukuda ha spiegato che le condizioni del mercato interno sono profondamente diverse rispetto all’estero. Fuori dal Giappone, lo streaming è l’unico modo per accedere a queste opere; in patria, invece, il pubblico ha canali di contatto continui con il brand Ghibli grazie a:
- Il Ghibli Museum di Mitaka
- Il Ghibli Park inaugurato di recente
- Mostre d’arte itineranti ed eventi dal vivo
- Spettacoli teatrali dedicati
Cosa resta da chiarire
L’unico vero interrogativo riguarda la rigidità di questa decisione a lungo termine. Il management di Nippon TV non ha escluso categoricamente un cambio di rotta futuro, limitandosi a dichiarare che il dialogo tra l’emittente e lo studio d’animazione rimarrà aperto. Resta da capire se le pressioni del mercato digitale e le richieste dei consumatori locali spingeranno, prima o poi, le due storiche aziende a cedere al fascino dello streaming anche in patria.

