Differenza tra Creator Fund e brand deal: come cambia il guadagno

Due creator possono pubblicare lo stesso numero di video, ottenere visualizzazioni simili e portare a casa compensi completamente diversi. Il motivo è semplice: non tutte le forme di monetizzazione pagano la stessa cosa.

La differenza tra Creator Fund e brand deal sta soprattutto in chi paga e perché. Un programma per creator remunera i contenuti in base alle regole e alle performance stabilite dalla piattaforma. In un brand deal, invece, un’azienda paga direttamente il creator per realizzare, pubblicare o concedere l’utilizzo di contenuti promozionali destinati al proprio pubblico.

Sembra una distinzione banale. Quando si comincia a monetizzare seriamente, non lo è affatto.

Cos’è un Creator Fund e come funziona davvero

Con l’espressione Creator Fund si indica generalmente un programma attraverso il quale una piattaforma distribuisce denaro ai creator che rispettano determinati requisiti.

TikTok è il caso più conosciuto, anche perché per anni il suo Creator Fund è stato uno dei termini più cercati da chi voleva trasformare le visualizzazioni in un’entrata.

C’è però un aggiornamento da fare: il TikTok Creator Fund non è più disponibile ed è stato sostituito dal Creator Rewards Program. TikTok lo specifica direttamente nel proprio centro assistenza.

Il principio resta comunque quello che interessa per capire la differenza con le sponsorizzazioni: è la piattaforma a stabilire requisiti, contenuti ammessi, criteri di calcolo e modalità di pagamento.

Nel caso dell’attuale Creator Rewards Program di TikTok, per esempio, i video monetizzabili devono essere originali, di qualità e durare almeno un minuto. La formula prende in considerazione elementi come durata della visualizzazione, engagement, originalità e valore nelle ricerche.

TikTok dichiara anche che il nuovo sistema può generare ricompense fino a 20 volte superiori rispetto al precedente Creator Fund. È un dato fornito dalla piattaforma stessa, non una garanzia di guadagno per ogni account.

Fonte ufficiale: TikTok – aggiornamento del Creator Fund

Ed è proprio qui che nasce uno degli equivoci più comuni.

Entrare in un programma di monetizzazione non significa avere una tariffa certa per ogni mille visualizzazioni. I sistemi cambiano, le formule possono essere aggiornate e due video con lo stesso numero di view possono produrre risultati economici differenti.

Chi pianifica le proprie entrate facendo semplicemente “visualizzazioni × tariffa media trovata online” rischia di costruire previsioni che durano il tempo di uno screenshot.

Che cos’è invece un brand deal

Il brand deal parte dall’altra estremità.

Non è la piattaforma che decide di remunerare un contenuto. C’è un’azienda, un’agenzia o un inserzionista che vuole raggiungere il pubblico del creator e concorda con lui una collaborazione commerciale.

Il compenso può riguardare un TikTok, un Reel, uno Short, una Story, un’integrazione dentro un video più lungo oppure contenuti prodotti dal creator e destinati ai canali dell’azienda.

Qui le visualizzazioni contano, ma non sono l’unica moneta.

Un brand può essere interessato a un creator con una community molto specifica anche quando i suoi numeri assoluti sono inferiori a quelli di un profilo generalista. Un account seguito prevalentemente da appassionati di fotografia, gaming, fitness o tecnologia può avere un valore commerciale interessante perché permette all’azienda di arrivare a persone già vicine al prodotto.

Nella pratica capita spesso di vedere creator concentrarsi ossessivamente sul numero di follower e ignorare dati decisamente più utili in fase di trattativa: provenienza geografica del pubblico, fascia d’età, engagement reale, visualizzazioni medie e soprattutto coerenza tra audience e prodotto.

Centomila follower sbagliati servono meno di una community più piccola composta esattamente dalle persone che l’azienda vuole raggiungere.

Creator Fund e brand deal: la differenza economica più importante

Con un programma di monetizzazione della piattaforma, il creator ha poco potere sul prezzo.

Può lavorare sul contenuto, migliorare retention, qualità e performance, ma non può normalmente presentarsi alla piattaforma e dire: “Per il prossimo video voglio essere pagato il doppio”.

Con un brand deal succede l’opposto. Il prezzo è parte della trattativa.

Ed è qui che cambia completamente il mestiere.

Il compenso non dipende soltanto dalla pubblicazione del video. Può includere produzione, numero di contenuti, revisioni richieste dal cliente, esclusiva verso aziende concorrenti, durata della campagna, utilizzo dell’immagine e diritti concessi sul materiale.

Un dettaglio che molti creator sottovalutano è proprio questo: vendere un contenuto e vendere il diritto di utilizzarlo non sono necessariamente la stessa cosa.

Se un’azienda vuole prendere un video nato per il profilo del creator e trasformarlo in una creatività pubblicitaria da utilizzare per settimane o mesi, il valore commerciale cambia.

Lo stesso discorso vale quando entrano in gioco campagne advertising, Spark Ads su TikTok, utilizzo del materiale su altri canali o clausole di esclusiva.

È uno dei punti in cui si vedono più spesso accordi sbilanciati: il creator tratta soltanto il prezzo del video e concede, quasi senza accorgersene, molto più di quanto aveva immaginato.

Con i brand deal si guadagna sempre di più?

No. Ma il potenziale è diverso.

Un programma interno alla piattaforma nasce per remunerare grandi quantità di contenuti sulla base di una formula comune. Un accordo commerciale nasce invece dal valore che una singola collaborazione può avere per un’azienda.

Questo significa che un brand deal può avere un peso economico nettamente superiore ai ricavi generati direttamente dalle visualizzazioni. Non significa che succeda automaticamente.

Un account con numeri gonfiati da un singolo video virale, pubblico scarsamente definito e performance molto irregolari può risultare meno interessante di quanto il creator immagini.

C’è poi il problema opposto: creator piccoli che aspettano di avere decine o centinaia di migliaia di follower prima ancora di proporsi alle aziende.

Non sempre serve.

Le collaborazioni con micro creator esistono proprio perché alcuni brand cercano audience verticali e contenuti che sembrino nativi della piattaforma, invece della classica pubblicità patinata.

Qui non esiste una tariffa universale attendibile. Le cifre dipendono da nicchia, mercato, piattaforma, pubblico, deliverable, diritti di utilizzo e capacità commerciale del creator. I tariffari generici che promettono di calcolare il prezzo partendo esclusivamente dal numero di follower vanno presi con parecchia cautela.

Chi decide quanto vieni pagato

Nel Creator Fund — o nell’attuale programma equivalente — decide sostanzialmente la piattaforma attraverso le proprie regole.

Nel brand deal il compenso nasce da un accordo.

Questa differenza ha conseguenze pratiche.

Se cambia l’algoritmo di monetizzazione di una piattaforma, un creator può vedere cambiare le proprie entrate senza avere alcuna possibilità di negoziare. Se invece lavora con aziende diverse, può modificare tariffe, rifiutare campagne poco interessanti oppure proporre pacchetti differenti.

Naturalmente arriva anche più lavoro.

Bisogna rispondere alle richieste, leggere i brief, concordare le scadenze, gestire eventuali revisioni e chiarire esattamente cosa potrà fare il cliente con il contenuto.

Il Creator Fund è molto più vicino a una monetizzazione automatizzata. Il brand deal assomiglia a un’attività commerciale.

Ed è una differenza che pesa parecchio quando il profilo comincia a crescere.

Il numero di follower conta meno di quanto sembra

Questa è probabilmente la parte meno intuitiva per chi entra nel settore.

Il numero di follower può aiutare, certo. Non determina però da solo il valore di una collaborazione.

Un brand guarda soprattutto cosa succede dopo la pubblicazione.

Quante persone vedono normalmente i contenuti? Il pubblico è italiano oppure arriva principalmente da altri Paesi? Le persone commentano perché sono realmente interessate al tema? Il creator riesce a inserire un prodotto nel proprio format senza trasformare il video in uno spot televisivo?

Nella pratica quest’ultimo punto pesa moltissimo.

Un creator può produrre video tecnicamente perfetti e ottenere risultati mediocri perché, appena arriva una sponsorizzazione, cambia completamente linguaggio. Il pubblico capisce immediatamente che sta guardando “il video pagato”.

Le collaborazioni che funzionano meglio tendono invece a mantenere ritmo, stile e struttura dei contenuti normali del canale.

È anche il motivo per cui un buon brand deal non dovrebbe obbligare il creator a recitare un comunicato stampa.

Creator Rewards e sponsorizzazioni possono convivere?

Sì, purché siano rispettate le condizioni del programma e le regole applicabili ai contenuti commerciali.

Su TikTok, per esempio, quando viene pubblicato un contenuto che promuove un brand, un prodotto o un servizio deve essere utilizzata l’impostazione prevista per la divulgazione dei contenuti commerciali. TikTok distingue così i normali contenuti organici dalle partnership e dagli altri contenuti promozionali.

Fonte ufficiale: TikTok – divulgazione dei contenuti commerciali

Nascondere una sponsorizzazione pensando che la dicitura pubblicitaria faccia automaticamente crollare le visualizzazioni è una pessima scorciatoia.

Le regole delle piattaforme cambiano e i requisiti legali possono variare da Paese a Paese. Prima di una campagna conviene quindi controllare sia le policy aggiornate della piattaforma sia gli eventuali obblighi applicabili nel proprio mercato.

Meglio puntare sul Creator Fund o sui brand?

Per un creator che vuole trasformare la produzione di contenuti in un’attività stabile, affidarsi a una sola fonte di reddito è la parte più fragile del modello.

La monetizzazione interna ha un enorme vantaggio: una volta ottenuta l’idoneità, non bisogna trovare un cliente per ogni video.

I brand deal hanno invece un potenziale commerciale differente, ma richiedono trattativa e continuità nei rapporti con aziende e agenzie.

Poi ci sono affiliazioni, abbonamenti, prodotti digitali, servizi, live, marketplace e altre forme di monetizzazione che dipendono dalla piattaforma utilizzata.

Personalmente considero pericoloso valutare un canale soltanto in base a “quanto paga per mille views”. È una domanda comprensibile nelle prime fasi, ma diventa rapidamente troppo stretta.

Un creator con un pubblico riconoscibile, un format replicabile e credibilità in una nicchia ha costruito qualcosa che può essere monetizzato in modi diversi. Un profilo che vive soltanto di picchi virali è molto più esposto al prossimo cambio di algoritmo.

Domande frequenti

Creator Fund e Creator Rewards sono la stessa cosa?

No. Nel caso di TikTok, il vecchio Creator Fund non è più disponibile ed è stato sostituito dal Creator Rewards Program. Il principio resta quello della monetizzazione pagata dalla piattaforma, ma requisiti e formula sono cambiati e i video idonei devono avere almeno un minuto di durata.

Cos’è un brand deal per un content creator?

È un accordo commerciale tra un creator e un’azienda, direttamente o tramite un’agenzia. Il creator riceve un compenso o un’altra forma di valore in cambio della produzione, pubblicazione o concessione d’uso di contenuti che promuovono un prodotto, un servizio o un marchio.

Serve avere tanti follower per ottenere brand deal?

Non necessariamente. I follower sono uno degli elementi valutati, ma contano anche visualizzazioni medie, nicchia, engagement, Paese del pubblico e affinità con il prodotto. Per campagne molto verticali, un micro creator può risultare più interessante di un account grande ma poco specializzato.

Quanto paga un brand deal?

Non esiste una cifra standard attendibile. Il prezzo cambia in base a pubblico, piattaforma, risultati medi, quantità di contenuti, complessità della produzione, esclusiva e diritti di utilizzo. Per questo due creator con lo stesso numero di follower possono negoziare compensi molto diversi.

Posso guadagnare contemporaneamente dalla piattaforma e dagli sponsor?

In molti casi sì, ma bisogna verificare le regole dello specifico programma di monetizzazione e segnalare correttamente i contenuti commerciali. Su TikTok, ad esempio, i contenuti che promuovono brand, prodotti o servizi devono utilizzare l’apposita impostazione di divulgazione commerciale.

Il punto che cambia tutto quando il canale cresce

Le visualizzazioni sono utili, ma non sono il prodotto finale di un creator. Il vero asset è aver costruito un pubblico che associa una persona, un format o un canale a un determinato argomento.

Quando succede, il Creator Fund diventa una delle entrate possibili. Non necessariamente quella più interessante.

By Marco Gennarelli

Marco Gennarelli segue guadagno online, monetizzazione digitale, affiliate marketing e creator business. Su 24hLive cura guide e approfondimenti su lavoro online, prodotti digitali, newsletter, piattaforme che pagano e strategie realistiche per creare entrate sul web.

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