Vaccini, negli Usa i troll russi condizionano i dibattiti sui social

Vaccini negli Usa i troll russi condizionano i dibattiti sui social

Nonostante si tratta di un problema molto serio, in quanto il mantenimento di coperture vaccinali elevate è fondamentale per prevenire epidemie ed evitare che si ripresentino anche malattie che in Italia sono già state eliminate, i media e soprattutto i social network si sono “occupati” di vaccini con fin troppa superficialità, diffondendo anche notizie false e faziose.

Troppo spesso ci si dimentica che grazie all’utilizzo dei vaccini molte malattie infettive sono state “sconfitte” negli ultimi 3 secoli: il vaiolo innanzitutto, ma ormai sono scomparsi quasi del tutto anche il tetano, la poliomielite, la difterite, malattie virali come il morbillo, la rosolia, la parotite e confinate a casi sporadici malattie batteriche quali la meningite.

Eppure, in nome di una libertà di pensiero che forse non dovrebbe riguardare materie così specifiche ed importanti per la salute pubblica, sui social tutti esprimono la loro opinione e condividono post, messaggi, articoli che possono essere fuorvianti.

Una questione spinosa che appare in tutta la sua gravità se si considera che le false notizie possono essere condivise con l’unico scopo di creare dibattito e dissenso, e quindi destabilizzare l’ordine sociale.

Proprio in queste ore arriva un esempio lampante: durante il periodo delle elezioni presidenziali americane del 2016 troll russi hanno diffuso informazioni false e forvianti contro i vaccini utilizzando Twitter.

L’attività criminale aveva come obiettivo quello di creare divisione ed alimentare il dibattito all’interno della società americana.

A confermarlo uno studio condotto dai ricercatori della George Washington University di Washington. Gli esperti hanno identificato le attività illecite russe mentre lavoravano ad un progetto dedicato a migliorare la comunicazione sui social media di operatori sanitari e ricercatori.

Secondo i ricercatori, dietro questa strategia di disinformazione sui vaccini ci sono account finti e contaminatori di contenuti presenti sui vari social network che postano notizie false, indebolendo così le basi scientifiche e creando tweet con comunicazioni sanitarie distorte.

“I ricercatori hanno esaminato migliaia di tweet scritti tra luglio 2014 e settembre 2017 e hanno scoperto che diversi account, ora noti per appartenere agli stessi troll russi che hanno interferito nelle elezioni americane, e profili bot (algoritmi capaci di creare e pubblicare automaticamente dei contenuti sui social network), hanno diffuso sul social network informazioni contro i vaccini” si legge nella ricerca pubblicata sull’American Journal of Public Health.

“I nostri risultati suggeriscono che una parte significativa delle discussioni online riguardanti i vaccini possono essere influenzati da parte di attori malvagi che hanno chiari obiettivi”, suggerisce David Broniatowski, nel team di ricercatori.

“I contaminatori di contenuti sembrano utilizzare i messaggi anti-vax, ma anche pro-vax, come esca per invogliare i follower a fare clic su annunci e collegamenti a siti web pericolosi – afferma Sandra Crouse Quinn, ricercatrice all’Università del Maryland – Ironia della sorte, spesso dietro questi bot o troll che parlano di vaccini c’è il rischio di aprire link e quindi di esporre il proprio computer a virus informatici. Di solito, però, utilizzano una tattica precisa: postano un numero uguale di tweet pro e anti-vax”.

Naturalmente anche in Italia i troll si divertono a lanciare benzina sul fuoco in un dibattito che mai come nell’ultimo anno è stato così vivo.

Un esempio tra tanti, una “pubblicazione scientifica” rilanciata da tutti i siti novax che dimostrerebbe che i bambini non vaccinati sono “più sani” di quelli vaccinati, con meno allergie e problemi di neurosviluppo.

La realtà è che lo studio originale non ha alcuna validità scientifica e infatti è stato già ritirato dalla rivista che l’aveva inizialmente accettato, ma in rete è diventato subito virale e citato come “realtà” per alimentare una diatriba senza fine.

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