Legionella continua a far paura soprattutto nel bresciano

Legionella continua a far paura soprattutto nel bresciano

Negli ultimi mesi, soprattutto in questa estate che volge al termine, abbiamo sentito parlare in abbondanza di Legionella, con i casi che si moltiplicano in alcune regioni del nostro paese anche in questi giorni.

La cronaca del resto spaventa: a Torino, infatti, è morta in clinica una donna di 61 anni, che potrebbe aver contratto il virus mentre si trovava in vacanza.

Ma a preoccupare maggiormente è la situazione in Lombardia, dove ci sono già stati due decessi, di cui uno con diagnosi accertata e 196 ricoveri.

Un ventinovenne è in prognosi riservata nel reparto di terapia intensiva del San Gerardo di Monza. Il giovane è stato collegato alla macchina «Ecmo» per la pulizia del sangue, dopo aver contratto il batterio. Dopo un tentativo di ventilazione non invasiva, giovedì scorso è stato intubato e sottoposto a ventilazione meccanica.

Salgono a tre i casi di legionella accertati nel Bresciano da quando è scoppiato il caso polmonite, il 2 settembre. Un 55enne di Carpenedolo, già ricoverato a Montichiari, è stato trasferito al Policlinico di Milano. È ancora da accertare, però, il patogeno che ha provocato i casi di polmonite registrati negli ospedali della Bassa bresciana e del Mantovano in poco più di una settimana.

L’assessore regionale alla salute, Giulio Gallera, si è sbilanciato dichiarando: «Abbiamo la certezza che si tratti di polmonite batterica». «Sono in aumento i casi legionella e questo ci fa pensare che il batterio in questione sia proprio questo».

Per chiarire a fondo la questione, però, la Procura di Brescia ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di epidemia colposa. Il pubblico ministero titolare dell’indagine ha inoltre chiesto una mappatura della rete idrica della zona dove l’acqua che serve la popolazione viene pescata anche da alcuni pozzi. Al vaglio della magistratura anche l’ipotesi che l’acqua di falda possa essere stata contaminata da reflui zootecnici, provenienti dai tanti allevamenti di suini presenti in zona e smaltiti non sempre nel rispetto delle regole.

Per avere un risultato definitivo delle cause dell’epidemia di polmonite ci vorranno probabilmente alcuni mesi ma forse già lunedì si avranno i primi esiti sui 111 campionamenti effettuati sugli acquedotti dei cinque comuni più colpiti: Acquafredda, Remedello, Montichiari, Carpenedolo e Calvisano.

Ma l’importante è non provocare panico ingiustificato: l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha voluto ancora una volta rassicurare i cittadini sull’evoluzione dell’epidemia: dichiarando che «la curva epidemica è in calo e non si registrano più nuovi casi di polmonite. Non abbiate paura di uscire e frequentare luoghi affollati. Le scuole apriranno normalmente».

Ricordiamo che la Legionella è un batterio gram-negativo isolato per la prima volta nel 1976, all’interno di un vecchio impianto di condizionamento in un grande albergo negli Stati Uniti.

La legionella si può trovare ovunque, predilige l’acqua calda o tiepida, da 25 gradi in su. Questo batterio può colonizzare tutti gli ambienti acquatici artificiali, impianti idrici, umidificazione e condizionamento, depositi, invasi, cassonetti e cisterne.

Questi bacini artificiali permettono al batterio di moltiplicarsi e di diffondersi. Il contagio avviene poi per inalazione delle particelle d’acqua sotto forma di vapore, ad esempio durante la doccia o in ambienti climatizzati.

Il periodo di incubazione della patologia è piuttosto variabile e va da 2 a 10 giorni. Il primo sintomo che compare è la febbre, seguita da tosse, dolore toracico e dispnea. La polmonite infettiva causata dalla legionella può portare a complicanze gravi, come shock, insufficienza respiratoria e renale, ascesso polmonare e coagulazione intravasale disseminata.

I soggetti più a rischio di contrarre la legionellosi sono gli anziani, fumatori, malati cronici e gli immunodepressi.

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