Mattarella ricorda il piccolo Stefano Tachè, vittima del terrorismo nel 1982

Redazione

“Al presidente della Repubblica va la mia riconoscenza ed il mio affettuoso ringraziamento con tutto il cuore per aver ricordato mio figlio. Quel giorno anch’io ero in Sinagoga ero con Stefano e mio figlio più grande, di 4 anni, che rimase gravemente ferito ma per fortuna si è salvato. Il piccoletto, invece, morì dopo circa un’ora. Non ho ascoltato direttamente il discorso del presidente ma me lo hanno riferito e nei suoi confronti ho una riconoscenza davvero affettuosa. Oggi siamo tutti a rischio perché il terrorismo colpisce tutti e sicuramente aver citato la morte di mio figlio ha una grande valenza politica, è un segno di apertura mentale, un segno di grande sensibilità”.

Sono state le parole di gratitudine e ringraziamento espresse nei confronti del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da Joseph Tachè ovvero il papà del piccolo Stefano. Stefano Tachè aveva solo due anni quando ha perso la vita nell’attentato alla Sinagoga Maggiore di Roma il 9 ottobre del 1982.

Proprio il nuovo Presidente della Repubblica, nel corso di un discorso sull’insediamento, ha ricordato il piccolo Stefano dichiarando “Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano”.

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