La nuova generazione di assistenti basati sull’intelligenza artificiale promette di fare molto più che rispondere alle domande. Gli agenti AI possono aprire siti, cercare prodotti e svolgere azioni per conto dell’utente.
Ma c’è un problema che sta diventando sempre più evidente: i siti visitati dagli agenti devono essere disposti a farli entrare.
Amazon, almeno nel caso di Muse di Meta, ha deciso di no.
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Gli utenti dell’assistente AI di Meta hanno iniziato a ricevere un messaggio di errore quando provavano a utilizzare Muse per acquistare prodotti su Amazon.
Il messaggio indicava che l’accesso attraverso un agente AI non autorizzato violava le condizioni di utilizzo di Amazon.
In pratica, Muse può aiutare l’utente in molte attività, ma al momento non può comportarsi come un cliente automatico all’interno del marketplace.
Perché Amazon ha bloccato Muse?
Non è stato indicato un unico motivo tecnico.
La questione, però, apre uno dei problemi più interessanti legati alla diffusione degli agenti AI.
Quando un assistente autonomo effettua un acquisto, chi è responsabile se qualcosa va storto?
L’agente potrebbe scegliere il prodotto sbagliato, interpretare male una richiesta oppure effettuare un ordine che l’utente non voleva realmente completare.
Per un marketplace enorme come Amazon questo significa potenzialmente dover gestire resi, contestazioni e problemi causati non direttamente dal cliente, ma dal software che ha agito per lui.
C’è anche un altro elemento.
Amazon possiede una propria infrastruttura di intelligenza artificiale e sta sviluppando servizi AI all’interno del proprio ecosistema. Consentire liberamente ad agenti esterni di operare sul marketplace significa quindi anche consegnare una parte dell’esperienza di acquisto a un concorrente.
Gli agenti AI stanno entrando nel Web reale
Muse è uno degli esempi più recenti della trasformazione dei chatbot in veri agenti.
L’assistente di Meta può interagire con applicazioni e servizi e, nella versione per Mac, può lavorare con file, messaggi, calendario, note ed email, in base ai permessi concessi dall’utente.
È un cambiamento importante.
Con i chatbot tradizionali era l’utente a ricevere una risposta e poi eseguire personalmente l’azione. Con gli agenti AI, invece, il software può tentare di completare direttamente il compito.
Ed è proprio qui che iniziano i conflitti.
Il Web dovrà decidere quanto spazio concedere agli agenti
Per anni i siti Internet hanno dovuto gestire crawler, bot e sistemi automatici.
Gli agenti AI aggiungono però una nuova variabile: non si limitano necessariamente a leggere una pagina. Possono cliccare, compilare moduli, selezionare prodotti e avviare operazioni.
Ogni grande servizio dovrà quindi decidere quali agenti accettare, con quali autorizzazioni e a quali condizioni.
Il blocco di Muse da parte di Amazon potrebbe sembrare una piccola disputa tra due giganti tecnologici.
In realtà anticipa una domanda molto più grande.
Se gli assistenti AI diventeranno davvero capaci di navigare e agire al posto nostro, chi deciderà dove potranno entrare?

